Le sinusiti, o più correttamente le rinosinusiti, rappresentano una delle patologie più comuni delle vie respiratorie. Si stima che negli Stati Uniti interessino circa il 16% della popolazione ogni anno, con un’incidenza in Europa dell’8% e in Italia del 4,6%, verosimilmente sottostimata. Dietro questa frequenza elevata si nasconde una malattia complessa, spesso multifattoriale, che coinvolge non solo la mucosa nasale ma anche il delicato equilibrio del sistema di drenaggio dei seni paranasali.
Definizione e classificazione
Le linee guida internazionali distinguono la rinosinusite acuta, della durata inferiore a 6-8 settimane, dalla rinosinusite cronica, che persiste oltre le 8 settimane o si ripete più di quattro volte l’anno. Nei bambini, la forma cronica viene definita dopo 12 settimane o sei episodi annuali. Mentre la rinosinusite acuta tende a risolversi con una corretta terapia medica, quella cronica spesso comporta alterazioni anatomiche e richiede un approccio più articolato.
Le cause: un equilibrio delicato
Alla base della fisiopatologia della sinusite si trova l’area degli ostii, il punto di passaggio per il drenaggio dei seni paranasali. Un’alterazione anche minima in quest’area può determinare un blocco del flusso aereo e del deflusso mucoso, con conseguente ristagno di secrezioni, ispessimento della mucosa e proliferazione batterica.
Tra i principali fattori predisponenti figurano:
- Patologie nasali croniche come riniti vasomotorie, virali o batteriche;
- Alterazioni anatomiche (deviazione del setto, ipertrofia dei turbinati);
- Condizioni sistemiche che modificano la composizione del muco, come la fibrosi cistica o le discinesie ciliari;
- Fattori ambientali: clima, inquinamento, fumo.
Le infezioni batteriche sono spesso dovute al cosiddetto “Infernal Trio” — Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae e Moraxella catarrhalis — cui si aggiungono altri microrganismi come stafilococchi, E. coli e anaerobi.
Quadro clinico e diagnosi
La valutazione clinica si basa su sintomi maggiori (congestione nasale, rinorrea, dolore o pressione facciale) e minori (tosse, alitosi, febbre, ipo-anosmia). Nelle forme croniche i segni sono più sfumati ma persistenti, come ostruzione nasale, tosse cronica e rinorrea.
Per la diagnosi strumentale, l’endoscopia nasale rappresenta l’esame di primo livello, affiancata da indagini di laboratorio (VES, PCR, formula leucocitaria) e, nei casi più complessi o chirurgici, dalla TC assiale e coronale, utile per lo studio anatomico del complesso ostio-meatale.
Complicanze
Le complicanze, seppur rare, possono essere gravi e comprendono:
- Osee, come l’osteomielite del seno frontale;
- Oculo-orbitarie, come cellulite periorbitaria o ascesso orbitario;
- Intracraniche, tra cui meningiti e tromboflebiti dei seni durali.
Terapia medica e antibiotica
Il principio cardine del trattamento è il rispetto dell’integrità anatomica e funzionale del complesso ostio-meatale.
La terapia medica include corticosteroidi topici o sistemici, antistaminici, mucolitici e mucoregolatori, mentre la scelta dell’antibiotico deve basarsi su criteri razionali e aggiornati, considerando la farmacocinetica e la farmacodinamica per prevenire l’insorgenza di ceppi resistenti.
L’approccio terapeutico varia in base alla gravità dei sintomi:
- Forme lievi: decongestionanti e mucoregolatori;
- Forme moderate: aggiunta di antibiotici;
- Forme gravi o con complicanze: approfondimenti diagnostici e terapia mirata.
Conclusioni: verso un approccio razionale e personalizzato
Come sottolinea il Dr. Capasso, “l’uso corretto dell’antibiotico più efficace rappresenta una scelta etica e clinica, non solo economica”. La prescrizione empirica o basata sul costo del farmaco costituisce una vera e propria malpractice.
La gestione moderna della sinusite richiede, dunque, un equilibrio tra diagnosi accurata, scelta terapeutica mirata, attenzione alle resistenze batteriche e personalizzazione del trattamento, nel rispetto dei principi di efficacia, sicurezza e bioetica.

