Un mal di gola che non passa, la febbre alta e quella fastidiosa difficoltà a deglutire che preoccupa ogni genitore. La tonsillite è uno dei malanni più frequenti nell’infanzia, ma non tutti sanno che le tonsille sono in realtà parte di un sofisticato sistema di difesa. Nel corso di un incontro tenutosi a Villa Lussani, il Dr. Giancarlo Capasso, Direttore dell’Unità Operativa di ORL di Aversa, ha fatto chiarezza su questa condizione, guidando i presenti in un approfondimento tra anatomia, prevenzione e terapia.
L’Anello di Waldeyer: il Primo Baluardo delle Vie Aeree
Prima di parlare di malattia, è fondamentale comprendere il ruolo di queste piccole formazioni. Tonsille palatine, adenoidi e tonsilla linguale non sono elementi isolati, ma formano un’unica struttura anatomica e funzionale: l’anello linfatico di Waldeyer. Immaginatelo come una squadra di sentinelle poste all’ingresso delle vie respiratorie, con il compito di intercettare virus e batteri prima che possano raggiungere i polmoni.
Come spiega il Dr. Capasso, adenoidi e tonsille sono componenti di uno stesso organo e, spesso, se le prime sono ipertrofiche, lo saranno anche le seconde, portando a quella che viene definita una sindrome ostruttiva respiratoria. È importante sottolineare che, specialmente nei primi 5-6 anni di vita, le tonsille svolgono una funzione immunologica cruciale.
Quando la Sentinella Cede: la Tonsillite Acuta
Il problema sorge quando la tonsilla, invece di neutralizzare l’aggressore, soccombe all’infezione, infiammandosi. È la tonsillite acuta, che si manifesta con un corteo di sintomi inconfondibili:
- Febbre elevata e malessere generale.
- Mal di gola intenso, che rende difficile e dolorosa la deglutizione e l’alimentazione.
- Tonsille arrossate e ricoperte da secrezioni biancastre (aspetto “eritemato-pultaceo”).
- Linfonodi ingrossati e dolenti sotto la mandibola.
Fondamentale è la diagnosi differenziale. Questo insieme di sintomi, infatti, può essere confuso con altre patologie, come la mononucleosi (caratterizzata da febbre più attenuata e linfonodi ingrossati in più distretti) o una banale faringite virale, spesso associata a un raffreddore.
Il Circolo Vizio delle Tonsilliti Ricorrenti e i Rischi Nascosti
Quando gli episodi acuti si ripetono troppo frequentemente, si entra nel campo delle tonsilliti recidivanti o croniche. Ripetute infiammazioni alterano la struttura stessa della tonsilla, che non solo perde la sua capacità di difesa, ma diventa essa stessa un ricettacolo di batteri.
Attenzione, avverte l’esperto: una tonsilla malata non è per forza ingrossata, e viceversa. Il fatto che non sia grande non significa che sia sana. In questi casi, fare continui tamponi faringei serve a poco, poiché le tonsilliti croniche non sono sempre causate dallo streptococco.
Tuttavia, quando è proprio lo streptococco beta-emolitico di gruppo A a essere presente, il rischio si fa più serio. Questo batterio, se non debellato, può innescare pericolose complicanze “a distanza” o metafocali, come la malattia reumatica, che può colpire cuore e articolazioni.
Quando è il Momento di Pensare all’Intervento
La terapia medica è spesso la prima linea di difesa, ma in casi specifici, la tonsillectomia (l’asportazione chirurgica delle tonsille) si rivela l’unica soluzione risolutiva. Le indicazioni all’intervento sono chiare:
- Frequenza degli episodi: Più di 3 tonsilliti acute all’anno, per diversi anni consecutivi.
- Infezione streptococcica persistente: Riscontri ripetuti di valori ematici elevati (come TAS e VES) che indicano una continua attività dello streptococco.
- Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno (OSAS): Quando le tonsille ipertrofiche ostruiscono le vie aeree durante il sonno, causando russamento, pause respiratorie e, nei bambini, anche enuresi notturna.
- Impatto sulla qualità di vita: Episodi ripetuti che costringono il bambino a perdere molti giorni di scuola e a sofferenze inutili.
“La tonsillectomia costituisce l’unico vero trattamento risolutivo nei confronti della tonsillite cronica recidivante e dell’OSAS”, conclude il Dr. Capasso. Spesso, si tende a rimandare l’intervento, ma farlo in età adulta comporta rischi e un decorso post-operatorio significativamente più complesso.
In sintesi, la scelta di intervenire chirurgicamente non va presa alla leggera, ma non va nemmeno demonizzata. È una decisione che, supportata da una diagnosi accurata e da indicazioni precise, può restituire al bambino non solo la salute, ma anche la serenità di una crescita senza interruzioni continue.

